Portfolio
Asperità
Il corpo diventa terra, il silenzio si fa roccia.
Input
Il mondo non è tenero.
Questa è la premessa. Non un’intuizione poetica — una constatazione fisica. La materia oppone resistenza. Il paesaggio non cede, non consola, non rispecchia niente.
Asperità è il nome di questo contatto.
Un corpo dentro uno spazio che ha la consistenza del problema. Sabbioso, friabile, tagliente sotto le mani. La figura non cerca accordo con il luogo — lo misura. Con la schiena, con le ginocchia, con il peso distribuito su una superficie che non è fatta per essere abitata. Ogni postura è una negoziazione silenziosa tra ciò che il corpo vuole e ciò che lo spazio concede.
Sempre la stessa figura. Non per coerenza estetica — per necessità metodica. Se cambia lo spazio e resta il corpo, si vede cosa cambia davvero.
Non c’è paesaggio dell’anima qui. C’è attrito.
La scoperta, se c’è, sta esattamente lì — nel punto in cui ci si smette di aspettare che il mondo si ammorbidisca.
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